Vent'anni senza Marcello

Vent’anni fa in Somalia veniva assassinato Marcello Palmisano. Un suo ricordo, per non dimenticare

Vent'anni fa a Mogadiscio, in circostanze che rimangono ancora oscure, veniva ucciso Marcello Palmisano, operatore del Tg2

Attualità
Ostuni lunedì 09 febbraio 2015
di Antonella Greco
Marcello Palmisano
Marcello Palmisano © @n.c.

Soltanto un mese fa ci eravamo tutti idealmente identificati con 'Charlie', con chi - per avere espresso liberamente il proprio pensiero- è stato brutalmente assassinato da chi la pensava diversamente.

Abbiamo difeso strenuamente la libertà di espressione di Charlie Hebdo- per quanto eterodossa- e il diritto aureo della satira a raccontare le proprie verità. Per lo stesso, sacrosanto principio, oggi dovremmo dedicare un ricordo affettuoso e un ringraziamento sincero a Marcello Palmisano, che il 9 febbraio del 1995 venne brutalmente assassinato a Mogadiscio mentre, insieme alla collega Carmen Lasorella, si trovava lì nel ruolo di testimone di verità per conto del Tg2. Della morte di questo coraggioso giornalista non si è mai parlato abbastanza, così come non è mai stata fatta luce sulla vera ragione del suo omicidio.
Marcello Palmisano era un bravo operatore televisivo,  dotato di un raro senso estetico. A lui in Somalia, così come aveva già fatto tante volte in giro per il mondo, toccava il compito di costruire dietro l’obiettivo della telecamera, una casa alle parole che uscivano- volta per volta- dal microfono della giornalista che lo accompagnava.
Era nato a San Michele Salentino, in provincia di Brindisi, nel 1940 e da giovanissimo lasciò il paese natale per andarsi a costruire altrove il futuro che sognava. Dopo aver vissuto e lavorato prima a Milano, poi in Svizzera e in Germania tornò quindi in Italia dove fu assunto alla Rai.

Enzo Palmisano,  fratello maggiore di Marcello e ostunese d'azione, considerato il fatto che vive ad Ostuni da più di quarant’anni, ama ricordarlo sopratutto attraverso “ la sua costante attenzione agli ultimi, ai diseredati che popolavano e popolano le periferie del modo, i luoghi dove la fame e la guerra sono di casa”. Era esattamente questo lo spirito con il quale Marcello Palmisano affrontava il suo lavoro; e con questa consapevolezza era partito per quell’ultimo viaggio in Somalia.

Non avrebbe dovuto essere lui ad accompagnare Carmen Lasorella; ci sarebbe dovuto andare un collega che, all’ultimo momento, dovette tirarsi indietro a causa di un’indisposizione. Marcello prese il suo posto in quell’appuntamento con il destino a cui nessuno può sottrarsi, quando è il disegno imperscrutabile del fato a decidere per noi.

Di quel giorno di febbraio di vent’anni fa quasi tutto è rimasto oscuro, tranne il fatto che l’operatore pugliese rimase ucciso sul colpo sotto le pallottole sparate dai sicari, a cui fortunatamente Carmen Lasorella riuscì a sottrarsi. A quasi un anno dalla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ammazzati nella capitale somala il 20 marzo 1994, la vita di un altro giornalista veniva barbaramente stroncata in una Mogadiscio, in quegli anni, scenario di sangue e violenza.

Se per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin si è quasi certi, dopo infinite inchieste e indagini, che fossero stati uccisi perché avevano scoperto un traffico illecito di rifiuti tossici, per la morte di Marcello Palmisano sono ancora molti gli interrogativi senza risposta. All’inizio si parlò di un regolamento di conti all’interno della cosiddetta “guerra delle banane” tra due diverse società, in cui il povero giornalista pugliese sarebbe stato vittima inconsapevole di uno scambio di persona. Ma questa ipotesi non ha mai convinto del tutto quasi nessuno, a partire dai familiari di Marcello che aspettano ancora di conoscere la verità sulla morte del loro congiunto.

Mentre per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono state fatte inchieste e reportage per arrivare a dipanare il filo di una matassa ingarbugliata, dell'attentato che costò la vita al giornalista pugliese non si è mai parlato abbastanza, evitando così di illuminare il lato oscuro dell'unica, balbettante, versione della verità che ci è stata raccontata.

Oggi, se fosse vivo, Marcello Palmisano avrebbe 75 anni e molto probabilmente starebbe ancora, per hobby, dietro alla sua telecamera divertendosi a riprendere la vita, a modo suo.

Tra le sue tante riprese, belle e toccanti, vera icona del primo esodo degli albanesi in Italia è l’immagine di una bambina, coperta di stracci che stringe al petto, come un tesoro, un intero pane e scappa temendo di perderlo mentre è inseguita dall’obiettivo che la riprende”, afferma orgogliosamente suo fratello Enzo. Marcello odiò la violenza e la guerra, ma è morto colpito dalla violenza e dalla follia della guerra.

Un triste paradosso e un amaro epilogo per la vita, spezzata troppo presto, di un uomo buono e generoso che meriterebbe di essere ricordato di più.

 

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