Il laboratorio di talenti ostunese si conferma nel segno della continuità

La Certificazione di Qualità Fipav per il terzo biennio consecutivo alla Pallavolo 2000 Ostuni

Il riconoscimento premia l'eccellenza ed i numeri del settore giovanile. Intervista al team manager Emilio Iaia

Volley
Ostuni giovedì 07 dicembre 2017
di Salvatore Galizia
Giovani pallavolisti in azione al PalaCeleste di Ostuni
Giovani pallavolisti in azione al PalaCeleste di Ostuni © Salvatore Galizia

Un ulteriore riconoscimento nazionale per una piccola realtà pallavolistica in un piccolo paese: la Pallavolo 2000 Ostuni conferma ancora una volta la bontà di un progetto giovanile che continua a rifiorire nel tempo. Dopo i due Certificati di Qualità per l’Attività Giovanile Fipav nei bienni 2014-15 e 2016-17, qualche giorno fa è giunta notizia dello stesso traguardo maturato anche per il 2018-19. Un risultato notevole, spiegato dall’intervista con Emilio Iaia, Team Manager e responsabile del settore giovanile della Pallavolo 2000 Ostuni.

Partiamo dal significato di questo traguardo: cos’è il marchio di qualità e cosa vuol dire conseguirlo per tre bienni consecutivi?

Si tratta di un riconoscimento che la Federazione Italiana Pallavolo attribuisce a quelle società che si contraddistinguono nell’ambito dell’attività giovanile. Ha doppia valenza, si ottiene sia in base ai risultati qualitativi che quantitativi, e cioè tanto in base a numeri dei tesserati, dei campionati, dei tecnici utilizzati, dei dirigenti che si dedicano esclusivamente al settore giovanile, quanto ai risultati ottenuti, e cioè ai campionati provinciali e regionali vinti, le fasi nazionali disputate, e quanti ragazzi vengono prestati alle varie selezioni provinciali, regionali o nazionali. La somma di tutti questi elementi determina una classifica in Italia, secondo cui vengono attribuite le certificazioni di qualità. ­Per noi piccola società di provincia è un riconoscimento importante, e riceverlo per il terzo biennio consecutivo lo è ancor di più. Siamo l’unica società in provincia di Brindisi che lo ha ottenuto per tre bienni consecutivi. Per noi è un onore ed un piacere, un ulteriore riconoscimento per il lavoro svolto in tutti questi anni: tre bienni consecutivi significa dare continuità al lavoro che si svolge, ad una programmazione che parte da lontano, dai corsi di mini volley fino alle squadre maggiori. Questo è quello che facciamo da tanti anni».

Mai come quest’anno forse, i giovani sono il fulcro del progetto, in Serie D ma anche in Serie B:

«Il settore giovanile per noi, soprattutto nell’ultimo decennio, è l’obiettivo principale. Conta tanto quanto la prima squadra se non di più, perché senza di esso forse oggi non avremmo potuto disputare i campionati nazionali né quelli regionali. Aver portato quest’anno in prima squadra, in Serie B (terzo campionato nazionale) cinque ragazzi che l’anno scorso facevano l’under 18, è stato per me che sono il responsabile del settore giovanile, un motivo di soddisfazione e riconoscimento del lavoro svolto da tutta la società in quest’ultimo periodo. Se consideriamo che uno dei nostri gioielli oggi è un protagonista in A2 (Francesco D’amico) e che l’under 16 con la quale stiamo facendo la Serie D su 5 partite ha 4 vittorie ed una sconfitta al tiebreak, che i ragazzi sono anche primi in under 20 ed under 18, insomma sono risultati che si ottengono solo facendo programmazione e partendo da tanto, ma tanto lontano, credendo in ciò che si fa».

Oggi, come ieri e soprattutto domani quindi: il settore giovanile è il punto di riferimento

«Stiamo dimostrando che anche in un movimento piccolo come il nostro, si può fare una buona pallavolo a livello qualitativo e quantitativo. È chiaro c’è e ci sarà sempre qualcuno che fa una pallavolo migliore della tua, non lo metto in dubbio, però è importante avere una base e da noi le basi si hanno di qualità: il settore giovanile che viene fuori dalle nostre squadre è di primo ordine. Non c’è bisogno di dover necessariamente andare in determinate città per poter fare una buona pallavolo, siamo la dimostrazione che anche in un piccolo paese come Ostuni, in una piccola realtà come la nostra, si riesce a fare una buonissima pallavolo».

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