Storia e scienza

La Madre Antica di Ostuni protagonista di una ricerca pubblicata su "Scientific Reports"

La rivista scientifica pubblica i risultati di una ricerca effettuata sui reperti custoditi nel Museo Civico di Ostuni. Le analisi effettuate dimostrerebbero che la donna non sia morta di parto, ma a causa di una malattia

Cultura
Ostuni martedì 29 agosto 2017
di La Redazione
La madre più antica del mondo, Museo Civico di Ostuni
La madre più antica del mondo, Museo Civico di Ostuni © Ostunilive.it

La “Madre più antica del mondo”, scoperta a Ostuni dal paletnologo Donato Coppola nell’ottobre del 1991, non sarebbe morta di parto.

“Ostuni 1”, questo il nome scientifico assegnato al prezioso reperto custodito nel Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale, nel centro storico della Città bianca, avrebbe perso la vita a causa di una malattia. A dirlo è una ricerca scientifica pubblicata qualche giorno fa da “Scientific Reports” e condotta dai ricercatori dell’Università La Sapienza e del Museo delle Civiltà di Roma, in sinergia con i fisici di Elettra e ICTP di Trieste.

La ricerca è molto interessante e basa i suoi risultati sulle analisi effettuate soprattutto sui denti da latte del feto che quella giovane donna di 28mila anni fa portava in grembo e che non ha potuto venire al mondo. Entrambi sono rimasti intrappolati per secoli nelle stalattiti del tempo, per essere poi consegnati ai posteri in seguito alla scoperta del 1991 nella grotta di Santa Maria di Agnano.

Lo studio approfondito sui tre denti del feto analizzati dai ricercatori, li hanno portati ad affermare, grazie alle periziose analisi effettuate dall’acceleratore di particelle Elettra, che si trova a Trieste, che il bambino che la “donna di Ostuni” portava in grembo, dopo un inizio di gravidanza perfettamente normale, ha subito tre momenti di sofferenza durante la gestazione, avvenuti tutti negli ultimi due mesi e mezzo di vita. Lo smalto che ricopre i denti da latte, che si formano dai 3-4 mesi di gestazione, contengono preziose informazioni sulla crescita. Ed è così che la ricerca è giunta alla conclusione che la giovane donna sia morta a causa di una malattia, probabilmente una gestosi, oppure a causa di un’infezione. Lo studio escluderebbe la morte per carenza di cibo in quanto, considerato il ricco corredo funerario trovato addosso alla giovane donna, si presume non avesse problemi a procacciarsi da mangiare. La giovane madre al momento della morte aveva probabilmente 20 anni, era alta circa 1,70, mentre il bimbo che portava nel grembo aveva tra le 31 e le 33 settimane.

Addosso alla donna fu trovata una cuffietta decorativa di colore rosso composta da 650 conchigie marine e canini di cervo; al polso indossava quattro bracciali.

Chi volesse ammirare dal vivo la madre e il suo bambino, può recarsi nel Museo Civico di Ostuni, dove i resti dei due consanguinei più antichi del mondo sono custoditi in una speciale teca attrezzata, a disposizione di turisti e visitatori.


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