Ambiente

Trivelle, il governo autorizza altre ispezioni geosismiche: coinvolta anche la costa ostunese

E' di qualche giorno fa l'ennesima autorizzazione concessa dal Ministero dell'Ambiente a una società petrolifera inglese, per attuare ispezioni geosismiche alla ricerca di idrocarburi al largo del mare pugliese

Attualità
Ostuni martedì 26 settembre 2017
di Antonella Greco
Trivelle, il governo autorizza altre ispezioni geosismiche: coinvolta anche la costa ostunese
Trivelle, il governo autorizza altre ispezioni geosismiche: coinvolta anche la costa ostunese © n. c.

Non c’è pace per il mare pugliese, costantemente preso d’assalto dalle mire delle società petrolifere che vogliono sondarlo alla ricerca di idrocarburi.

Nonostante si senta dire sempre più spesso che il il ‘petrolio’ pugliese sia il turismo, periodicamente si affaccia sulle coste del nostro litorale la sinistra minaccia delle trivelle. Stavolta, l’ultima in ordine di tempo, a ricevere il benestare del Ministero dell’Ambiente, pochi giorni fa, è stata la Northern Petroleum, società inglese che nel luglio scorso ha cambiato il nome in Cabot Energy, che potrà effettuare prospezioni geofisiche 3 D nell’Adriatico meridionale per un’estensione di 860 chilometri, in un tratto di mare che, partendo da Polignano a Mare, arriva a Ostuni e si estenda fino a Brindisi.

La concessione affidata alla Cabot Energy fa il paio con le concessioni che il Ministero presieduto da Gian Luca Galletti ad agosto (il decreto porta la data del 31 agosto) alla Global Med LLC, società petrolifera americana con sede in Colorado, che dovrebbe scandagliare le coste pugliesi nel mar Ionio, proprio di fronte alla penisola salentina, al largo dei Comuni di Tricase, Gagliano del Capo, Ugento, Racale, Alessano, Castrignano del Capo, Taviano, Andrano, Diso, Otranto, Morciano di Leuca, Patù, Tiggiano, Gallipoli, Alliste, Salve, Santa Cesarea Terme, Castro, Corsano. Tutte le ispezioni geosismiche alla ricerca di idrocarburi dovrebbero essere effettuate utilizzando la controversa tecnica dell’airgun, ossia tramite spari di aria compressa che producono onde riflesse, da cui verranno estratti dati utili a comprendere la conformazione del sottosuolo.

Alla notizia di nuove autorizzazioni concesse dal governo che mettono a repentaglio il mare pugliese, si sono levate voci di protesta, appartenenti a tutti gli schieramenti politici.

«Purtroppo le mani delle multinazionali del petrolio si allungano massicciamente sulla Puglia ha affernato il segretario regionale di Sinistra Italiana, Nico Bavaro.Le ricerche dovrebbero iniziare nel marzo 2018, ci sono ancora 60 giorni per poter presentare ricorso, ci auguriamo che i Comuni interessati e la Regione lo facciamo con solerzia» auspica Bavaro. «Sinistra Italiana è a disposizione degli enti locali e dei movimenti che vogliono opporsi. È ora di finirla con un sistema economico basato sulle fonti fossili che arrecano danno alla collettività, all'ambiente e massimizzano i profitti per le solite tasche» conclude il segretario regionale.

«Il governo non si smentisce,- commenta la senatrice leccese del Movimento 5 Stelle, Daniela Donno-, sferrando l'ennesimo attacco all'ambiente e alle coste pugliesi, sempre più assalite dall'implacabile ingordigia di multinazionali senza scrupoli».

«Ritorna l’incubo trivelle per il mare del Salento-commenta Paolo Pagliaro (Forza Italia)- eppure la Regione Puglia dopo aver acquisito i pareri degli enti interessati, provincia compresa, si era opposta. Il Governo quando decide non tiene conto del parere di nessuno e procede, così come in questo caso. Il nostro sottosuolo è povero d’idrocarburi. Quindi- conclude Pagliaro- stiamo parlando di cifre irrisorie che però rischiano, in caso di danno ambientale, di deturpare il nostro mare per tantissimi anni».

«Non dimentichiamoci che le tecniche che le società petrolifere andranno ad utilizzare, potrebbero avere ripercussioni negative sulla fauna e sulla flora marina» ha affermato preoccupato, infine, Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia.

Intanto, l’assessore regionale all’Ambiente, Filippo Caracciolo, intervenendo sull’argomento, ha annunciato l’impugnazione dei decret e la conseguente presentazione dei ricorsi.

«I ricorsi lasciano il tempo che trovano- conclude Francesco Tarantini. Piuttosto, i parlamentari pugliesi ripropongano in Parlamento il disegno di legge che vieta la tecnica dell’airgune e il testo del Piano delle Aree. Soltanto così si può mettere fine alle autorizzazioni».


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